Alcune terapie
Ultrasuono terapia
L'ultrasuonoterapia utilizza l'energia meccanica delle onde sonore ad una certa frequenza.
Gli ultrasuoni esercitano tre tipi di effetti:
- un effetto meccanico
- un effetto termico
- un effetto chimico favorendo gli scambi nei tessuti
Dall'insieme di questi tre effetti derivano le azioni terapeutiche:
- analgesica
- antiflogistica
- fibrolitica
- decontratturante muscolare
- di stimolo metabolico circolatorio
La sua utilità si evidenzia in infiammazioni dei tessuti molli, tendini, muscoli, come decontratturante muscolare, nella accelerazione dei processi riparativi dei tessuti.
Idrogalvanoterapia
L'idrogalvanoterpia utilizza a scopo terapeutico la corrente continua in acqua.
Ciò induce un benefico effetto locale sia trofico che analgesico.
Trova applicazione nelle tendinopatie, negli edemi post-traumatici, nell'osteoporosi, e nelle sindromi dolorose in genere.
Elettrostimolazione muscolare con corrente faradica
Una stimolazione elettrica appropriata per intensità e durata, è in grado di provocare la contrazione di un muscolo o di un gruppo di sue fibre.
Se il muscolo è normoinnervato, la contrazione muscolare che consegue è legata all'eccitazione del nervo motore e non alla stimolazione diretta sul muscolo.
Nell'elettrostimolazione del muscolo normalmente innervato si possono usare correnti iterative di bassa frequenza (corrente faradica) o di media frequenza (corrente interferenziale e corrente di Kotz).
La corrente faradica è caratterizzata da una serie di impulsi unidirezionali, triangolari ma anche rettangolari di breve durata (0,1 - 1 msec) con frequenza 50 Hz o 100 Hz, viene erogata con tempo di stimolazione di due secondi e pause di sei secondi, ma solitamente modulata un ampiezza in modo che ogni impulso ha un valore d'intensità diverso dal precedente.
La corrente faradica trova applicazione nelle prime fasi della rieducazione muscolare (per essere poi sostituita dall'esercizio attivo) ed in quei pazienti che, per timore di risvegliare una sintomatologia dolorosa, non sono in grado di incremetare il tonotrofismo muscolare.
È anche indicata quando si vuole insegnare al paziente ad esercitare un controllo cosciente di alcuni particolari muscoli, come il vasto mediale, oppure nei trapianti muscolari nei quali la contrazione prodotta dalla stimolazione determina afferenza adeguata alla nuova situazione motoria.
Correnti interfenziali
Le correnti interferenziali sono correnti alternate di media frequenza che interagiscono nel punto in cui si incrociano; si ottengono utilizzando due generatori di corrente alternata di media frequenza, collegati a due coppie di elettrodi disposte ortogonalmente, in modo che le linee di forza dei due campi elettrici si sovrappongano nella zona desiderata. Poiché le due correnti hanno frequenze diverse si ha che in certi momenti le due semionde positive e negative si addizionano, dando origine ad una semionda di maggior ampiezza, mentre in altri momenti si annullano.
Si viene così a creare una nuova corrente alternata la cui frequenza è legata allo sfasamento delle due applicate. Tale nuova corrente è una corrente di bassa frequenza endogena.
Il motivo per cui si ricerca il formarsi di una corrente di bassa frequenza anziché applicarla dall'esterno, come sembrerebbe più semplice, è facilmente intuibile ricordando le diverse proprietà bioelettriche delle correnti di bassa e media frequenza. Infatti le correnti di media frequenza incontrano una minore resistenza in quanto l'impedenza cutanea diminuisce con l'aumentare della frequenza. Possono quindi penetrare più facilmente senza cedere energia a livello cutaneo e senza provocare sensazioni fastidiose.
Effetti elettrofisiologici
L'effetto elettrofisiologico varia con la frequenza impiegata anche se non vi è un'azione nettamente differenziata, in quanto a seconda del tipo di corrente, in ogni trattamento si ritrovano contemporaneamente, in grado minore o maggiore, sia l'effetto eccitomotorio che quello antalgico. In linea generale le frequenze di 50-100 Hz hanno prevalentemente un effetto antalgico, mentre le frequenze inferiori a 50 Hz hanno un effetto eccitomotorio che diventa sempre più intenso al di sotto di 25 Hz.
Le correnti interferenziali di media frequenza sono in grado quindi di penetrare in profondità dove presentano un'intensità superiore rispetto a quella esistente a livello della cute. Nessuna delle due correnti, di per sè, presenta un'intensità tale da eccitare le fibre nervose e non venendo raggiunta la soglia di sensibilità risultano impercettibili dal paziente. L'intensità subliminare in superficie, la diminuzione dell'impedenza cutanea, l'assenza degli effetti elettrolitici concorrono a rendere tali correnti meglio tollerate rispetto ad altre.
L'azione eccitomotoria, data la durata assai breve degli impulsi, si verifica soltanto nei muscoli normalmente innervati per cui tali correnti trovano impiego in traumatologia allo scopo di mantenere il trofismo muscolare e di ridurre l'osteoporosi.
Indicazioni
- Dolore cronico
- Dolore cervicale e lombo sacrale
- Causalgia
- Periartrite scapolo-omerale
Controindicazioni
- Gravidanza
- Pace-maker
- Forme emorragiche o possibilità di emmorragia
- Tumori
- Processi infiammatori acuti
Tens
Con il termine TENS (abbreviazione di Transcutaneus Elettrical Nerve Stimulation) si intende un'elettrostimolazione con impulsi analgesici a basso voltaggio.
Vengono in genere utilizzati impulsi difasici, sia per evitare fenomeni elettrochimici che la comparsa di assuefazione. Si distinguono diverse tecniche di applicazione della TENS, connesse a diversi meccanismi d'azione.
L'effetto analgesico può essere infatti ricondotto:
- Ad una inibizione degli stimoli nocicettivi a livello spinale ("gate control theory")
- All'attivazione di sistemi inibitori discendenti
- Alla liberazione di sostanze oppioidi endogene
- Ad un blocco degli impulsi nocicettivi
Due sono le tecniche principali, la TENS convenzionale e la TENS tipo elettroagopuntura.
La TENS convenzionale e caratterizzata da stimoli di breve durata, di lieve intensità e di frequenza relativamente alta.
Agisce stimolando le fibre di maggior calibro, innescando il fenomeno del cancello ("gate control theory").
La TENS tipo di elettroagopuntura è contraddistinta da impulsi di durata maggiore, di intensità più elevata e di frequenza più bassa.
Agisce principalmente tramite la liberazione di sostanze morfinosimili endogene.
Indicazioni
- Dolore cronico
- Lesioni traumatiche di un nervo periferico
- Dolore cervicale e lombo-sacrale
- Artrite reumatoide
- Causalgia
- Periartite scapolo-omerale
- Nevralgia post-herpetica
- Dolore dell'arto fantasma
- Dolori da interessamento radicolare (cervicolombalgia, lombosciatalgia, crualgia)
Controindicazioni
- Portatori di peace-maker
- Gravidanza
- Impiego nella regione cardiaca di pazienti cardiopatici
La TENS non produce effetti elettrolitici per cui può essere usato in presenza di osteosintesi e di endoprotesi. Negli ultimi anni la TENS è stata usata con successo nei programmi di riabilitazione dei disturbi dell'equilibrio (sindrome vertiginose). La TENS può essere usata anche a scopo eccitomotorio a condizioni di utilizzarla solo su muscoli sani, normalmente innervati.
Elettrostimolazioni per il muscolo denervato
Un muscolo denervato viene stimolato allo scopo di rallentamento i fenomeni degenerativi, cioè la trasformazione irreversibile della parte contrattile (fibra muscolare) in tessuto fibroso, cercando di mantenere attivi, seppur ridotti, i processi metabolici connessi con la contrazione.
L'elettrostimolazione deve essere eseguita quotidianamente per tutto il tempo necessario alla rigenerazione del nervo, non deve essere praticata sotto forma di cicli.
L'elettroterapia deve produrre contrazioni muscolari vigorose, ma non deve affaticare il muscolo.
I parametri dell'elettrostimolazione devono essere sempre dettati dall'esame elettrodiagnostico, che sarà ripetuto più volte (una volta al mese) in modo da adattare i parametri alla nuova situazione. Per far contrarre selettivamente un muscolo denervato bisogna porre entrambi gli elettrodi, sul ventre muscolare; occorre usare impulsi isolati di durata sufficientemente lunga (almeno 50 msec) per stimolare direttamente le fibre muscolari.
Se il muscolo è totalmente denervato possono essere usati impulsi rettangolari di lunga durata, se è parzialmente denervato, impulsi triangolari o esponenziali per escludere le fibre nervose dei muscoli innervati che, grazie al loro potere di accomodazione non vengono depolarizzati.
